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Isola del Giglio. Quanti di voi associano il nome dell’isola al fiore o a richiami di denominazione fiorentina? Nulla di più sbagliato perché il nome “Giglio” altro non è che la latinizzazione dal greco di Aegilium il cui significato è capra, Isola delle Capre quindi.


Territorio montuoso conteso e dal passato avventuroso, nei secoli ha vissuto diversi passaggi di mano: etruschi, romani, diverse famiglie nobili toscane e periodi di dominio saraceno  hanno caratterizzato la millenaria storia di questa isola.

In precedenza la ricchezza isolana era legata alla miniera di pirite (chiusa dal 1962), ma è con lo sviluppo del turismo che ha inizio la realtà che caratterizza tuttora il luogo. Turismo che individua nelle acque straordinariamente trasparenti e nelle opportunità di trekking
(facile e con panoramiche  magnifiche) i principali motivi per un rilassante soggiorno: a patto che si voglia evitare  il mese di agosto quando, a causa anche delle ridotte dimensioni e della limitata viabilità, l’armonia dei luoghi è irrimediabilmente compromessa dalla folla turistica. L’ isola è infatti minuscola, i 28 km di sviluppo costiero pressochè interamente a picco sul mare ne costituiscono l’intero perimetro. Comune della provincia di Grosseto, è facilmente raggiungibile dal continente con i traghetti che da Porto Santo Stefano giungono a destinazione con meno di un’ora di navigazione.

Appunti di viaggio del luglio 2013



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