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I LUOGHI DEL MADAGASCAR

AFRICA > Madagascar > L'isola madre
 
 


Antananarivo.

Per la verità, la capitale non è stata oggetto di visita considerato che siamo subito partiti la mattina successiva all'arrivo, dopo il pernottamento all'Hotel Le Combava
, tuttavia merita un cenno perchè il primo impatto con il Madagascar è traumatico.
L'aeroporto si trova nella periferia nord della capitale e da qualunque parte vi porti il vostro viaggio (salvo che siate diretti a Diego Suarez), sarete costretti ad attraversare i sobborghi della capitale, ciò significa quasi certamente sorbirsi code interminabili di traffico disordinato, caotico, rumoroso e di ogni tipo, dalla motoretta all'auto, dal pick-up al van, al pullman, al Tir, immersi nelle nuvole azzurrognole dei loro scarichi. A condire il tutto, formicai di persone e una pletora di carretti di ogni specie forma e dimensione trainati o spinti da gruppi di malgasci. Un'autentica bolgia dalla quale se ne esce con grande sollievo dopo quasi due ore di faticosa traversata.

La foresta pluviale di Andasibe.

Lungo l'itinerario, la prima sosta è alla ferme Pereyras
, un centro di allevamento e protezione di numerose specie di camaleonti e farfalle dove c'è anche un solitario e forse malinconico coccodrillo che ci osserva pigro mentre si crogiola al sole di questa bella mattinata. Proseguendo, su un tragitto di tre ore complessive che si sviluppa sinuoso, ma mai impervio,  fra verdeggianti vallate contornate da declivi altrettanto rigogliosi, passiamo Andasibe - che non presentra attrattive di visita - per dirigerci alla foresta pluviale del parco nazionale di Andasibe-Mantadia, dove passeremo le prime due notti al Feon' Ny Ala lodge, composto da una serie di bungalows situati proprio all'interno della foresta pluviale dalla quale, durante la notte, giungono netti e chiari i forti richiami dei lemuri. Posizione suggestiva, bungalows spartani ma spaziosi e ben calati nel contesto con il loro tetto di rami e foglie intrecciate, il balconcino con affaccio sulla scura e intricata foresta. L'escursione notturna non si svolge all'interno della foresta, perchè l'accesso è consentito solo di giorno, ma lungo una strada secondaria di collegamento con alcuni abitati poco lontani; ciò nonostante, le due ore trascorse nel mistero della totale oscurità - rotta solo dalla piccola torcia della nostra guida locale - e sotto la finissima, quasi impalpabile pioggerellina tipica di queste aree, si rivelano ben presto di grande interesse con  numerosi incontri di camaleonti, anche microscopici, rane ed ed insetti tipici del sottobosco mentre fra il fogliame spuntano piccoli luci gialle che impariamo ben presto essere gli occhi dei lemuri notturni che ci osservano seminascosti. La mattinata successiva è interamente dedicata al trekking, leggero, all'interno della lussureggiante foresta pluviale dove riusciamo finalmente a vedere quegli strani ma simpatici esseri che durante la notte squarciavano il silenzio con i loro richiami.  Lemuri rossi e Indri (i più grandi, fra i lemuri)  sono le due specie più numerose ed è facile incontrarli considerato che sono anche curiosi e per nulla spaventati dai turisti. Facile sì, ma non è che stiano ai bordi del sentiero! Bisogna andarseli a cercare (ma la guida sa dove) percorrendo sentieri immaginari fra liane intricate, felci e agavi giganti. Tuttavia non è stato faticoso, complice la temperatura piacevole, forse anche perchè l'attenzione al contesto e l'interesse hanno fatto dimenticare la lunga camminata solo a tratti difficoltosa: ci sono 3 circuiti percorribili, ognuno di lunghezza diversa, il percorso medio consente una buona visione d'insieme senza impegnare tutta la giornata. Piacevole e anche istruttiva dal punto di vista botanico, avendo conosciuto anche diverse piante officinali che i locali usano tuttora per curare diversi malanni.Al pomeriggio ci trasferiamo in una bella riserva privata, ma aperta al pubblico, ed è qui che avviene il primo incontro ravvicinato con questi simpatici quadrupedi che alla vista delle banane saltano sfacciatamente in spalla e cercano di afferrarle! Poi, dopo il simpatico diversivo,  con un piacevole viaggio in canoa su un tranquillo e scenografico canale naturale di acqua trasparentissima si giunge ad un gruppo di isolotti popolati da famigliole di lemuri con alcune femmine che portano abbarbicato sul dorso il cucciolo.  

Antsirabe.

Il trasferimento ad Antsirabe è lungo, circa 300 km., ed impegna diverse ore, almeno 5-6, ma la strada è bella sia dal punto di vista  scenografico (con numerose e verdissime coltivazioni a risaia, vallate verdi irrigate da fiumiciattoli e contornate da rocce rosse) sia per le condizioni del fondo stradale, abbastanza ben tenuto; il traffico è scarso, ma gli "ostacoli" non mancano mai: sciami di bambini, uomini e donne con grossi fardelli sulla testa, biciclette...... tutti a percorrere i bordi della Route Nationale incuranti dei veicoli che letteralmente li sfiorano. Si attraversano anche diversi agglomerati di casupole costruite con i tipici mattoni fatti a mano (numerose le fornaci di cottura che si possono vedere lungo il tragitto). Lungo il tragitto, ci si può rinfrescare dai venditori di ananas (gusto spettacolare!) che si incontrano e fare una prima conoscenza dell'artigianato locale  fermandosi ai chioschi degli intrecciatori di rafia che propongono articoli semplici ma curati nella fattura.  
La città di Antsirabe la si ricorda, in particolare, per l'enorme quantità di variopinti pousse-pousse (carrozzine molto simili ai risciò) che circolano trainati da trotterellanti malgasci a piedi nudi; un servizio taxi (merci e persone) capillare e personalizzato che per il turista è forse la principale attrazione del luogo e il modo più rapido per una vista d'insieme della città anche se offre pochi angoli interessanti. In effetti, se si esclude una fugace visita alla chiesa principale, le opportunità di visita sono limitate ai laboratori degli intagliatori di corna di zebù (dai quali ricavano, posacenere, posate, portatovaglioli, anelli, collanine e tanti altri soprammobili), ai laboratori delle abili ricamatrici di tovaglie e lenzuola e il mercato all'aperto di Sabotsy, un suck in stile marocchino dove si trova di tutto confusi in una bolgia umana.
I dintorni di Antsirabe offrono l'opportunità di prendere contatto con la realtà locale, la popolazione Merina: di antica origine indonesiana, soon maestri nella coltivazione del riso a terrazzamento sulle pendici dei monti; il sottosuolo delle aree circostanti il vicino monte Ibity è ricco di pietre semi-preziose (tormaline, in particolare) e quindi è diffusa la presenza di piccole miniere a conduzione famigliare dalle quali le pietre vengono estratte e lavorate  per poi essere vendute al mercato di Sabotsy; nelle miniere le condizioni di sicurezza sono pressochè inesistenti. Con il consenso dei locali, scendo nei cunicoli di una miniera da un pozzo verticale  - profondo una quindicina di metri e largo poco più di un metro - con i piedi in un secchio legato a una fune alla quale resto saldamente abbarbicato: sul fondo si diramano 3 vie di scavo alte circa 1 metro, un metro e 30 cm. nelle quali sono piegati - con i piedi nell'acqua - alcuni minatori che con l'aiuto di un piccone e alcuni badili, scavano di buona lena prima di fermarsi e sorridermi divertiti con i loro grandi occhi neri.E' questa una zona di piccoli villaggi, casupole in paglia e fango e pochi animali che pascolano sugli sterrati circostanti; condizioni di povera vita rurale medievale, ma vissuta con dignità e serenità. Il breve soggiorno ad Antsirabe termina con la visita ai due laghi, poco lontani dalla città, che si raggiungono su una pista dissestata e polverosa; il primo che si raggiunge è il lago Andraikaba
, piacevole luogo di balneazione attrezzato anche con alcuni pedalò! Proseguendo, dopo una dozzina di km sconnessi si arriva al lago Tritiva, situato in fondo al cratere spento di un vulcano, da quassù il belvedere sulla piana è alquanto d'effetto e i due laghi al tramonto sono una coreografia che attrae. Pernottamenti all'Hotel Royal Palace, una costruzione recente con cucina discreta ma di impostazione internazionale.

Ambositra.

Il percorso da Antsirabe  è breve, circa 100 km., ma  ci si impiega poco meno di due ore per giungere a destinazione fra panorami di pendici montuose verdeggianti terrazzate a riso; lungo la strada, ci imbattiamo in un mercato all'aperto di maiali: scene da girone dantesco con gli animali che scorazzano per ogni dove, mentre alcuni vengono afferrati e immobilizzati per consentire l'ispezione ...." sanitaria" che consiste nella palpazione della lingua (tenuta a forza fuori dalla bocca del malcapitato) e, in alcuni, nella incisione della medesima con chissà quale scopo; strilli e versi da mattatoio, ma per i locali è quasi un divertimento.Riprendiamo il cammino, il paesaggio è in continua mutazione, ora i rilievi montagnosi spiccano più alti intorno alla verde vallata solcata da un placido fiumiciattolo in fondo alla quale sorge Ambositra, cittadina graziosa e raccolta attorno a una manciata di strade e viuzze disseminate di negozi con esposizioni stradali lungo i quali è facile perdere una mezza giornata curiosando. Questa è il cuore dell'artigianato del legno e i Zafimaniry, la popolazione locale, sono abili intagliatori dei pregiati legli malgasci. Impossibile resistere allo shopping.

Fianarantsoa, Ambalavao.

Fianarantsoa è una città di consistenti dimensioni, la seconda del Madagascar, moderna - per gli standard malgasci - e con scarsa attrattività, è stata giusto una tappa per il pranzo.  Il viaggio prosegue su un tragitto che si sviluppa armonicamente (ma spesso con i consueti dissesti stradali) fra le pendici dei monti circostanti per altre 3 ore circa in cui percorrereremo gli ultimi 200 km. prima del pernottamento all'hotel Varengue Betsileo
- poco lontano da Ambalavao -  sistemazione semplice ma accogliente e ben tenuta, con cucina valida.  Il paesaggio sta progressivamente mutando, le verdeggianti e rigogliose montagne dei giorni precedenti sono ormai un ricordo ed hanno lasciato il passo a pendici rocciose e aride, a piane brulle ma interrotte da oasi verdi e irrigate: sono le abituali coltivazioni di riso, elemento essenziale dell'alimentazione malgascia.  Il colore dominante era il verde, ora è il rosso del contenuto ferroso di queste formazioni rocciose e del terriccio delle piane; il rosso chiazzato dalle oasi verdi e interrotto dalle vie d'acqua che scorrono placide: un bellissimo contrasto cromatico nel contesto di un'armonia naturale da ammirare.
Lasciamo la Route Nationale 7 per una deviazione sterrata e alquanto dissestata che ci porterà, dopo un'ora e mezza di sconquassamenti, al lodge Camp Catta
,  situato ai piedi di uno spettacolare massiccio granitico perfettamente levigato e verticale alto 800 metri.  In questo lodge passeremo le prossime due notti; è composto da una serie di piazzole per tende e da bungalow ben tenuti ancorchè abbastanza spartani, immersi nella vegetazione e quindi perfettamente mimetizzati nel contesto. Il ristorante (con buoni piatti) e una piccola piscina alimentata da una fonte naturale completano questa piccola oasi nel panorama generale desertico e arido. Siamo all'interno del parco dell'Andringitra, il più vasto parco a sud della capitale malgascia, caratterizzato dalla presenza di una maestosa catena montuosa e da splendide vallate una delle quali, la valle dello Tsaranoro,  è la destinazione  che visiteremo il giorno seguente. E' un'area molto solitaria, con pochissimo turismo anche per la difficoltà di arrivarci ma, una volta sul posto, i disagi del viaggio sono ampiamente ripagati dai maestosi panorami, dall'assoluto silenzio che pervade ogni spazio e dalla presenza di un paio di insediamenti abitativi di tribù malgasce che riportano indietro nel tempo, in paglia e fango rossastro misto a ramaglie. Quest'area è il paradiso del trekking, ce n'è per tutti i livelli, ma anche dell'arrampicata e di livello assai impegnativo: la direttissima della parete granitica di 800 metri che domina il Camp Catta è fra le più difficili al mondo.
Percorrendo la vallata e i suoi primi rilievi, paesaggi lunari e solitari, si attraversa la boscaglia nella quale non è difficile l'incontro con i lemuri catta (caratteristici per la coda ad anelli) mentre altre specie di fauna selvatica sono poco diffuse; lungo il sentiero si ha modo di incontrare piccole oasi verdeggianti con laghetti di acqua trasparente dove rinfrescarsi dal riverbero delle rocce del parco, ma anche orchidee che spiccano nell'uniformità cromatica del terreno. Si sbuca infine nella piana della vallata proprio in presenza di un piccolo insediamento con i locali che ti guardano curiosi ma senza attorniarti come capita spesso. Avendo tempo e allenamento, ci sono sentieri dalle viste memorabili che impegnano anche due o più giorni di cammino, il migliore sarebbe stato quello  che porta alla salita del Pic Boby che con i suoi 2.700 metri è la seconda vetta del Paese ma...... ci siamo accontentati!

Parco dell'Isalo.

Con il trasferimento di oggi - una volta lasciata alle spalle la dissestata e impegnativa pista che da Camp Catta riporta sulla Route Nationale 7 - ci si presenta un'altra dimensione di viaggio: si attraversa una prateria vasta e brulla dove la strada corre spesso rettilinea fino all'orizzonte: è per questo che impiegheremo "solo" 3h ore circa per coprire i 220 km che ci separano dal Relais de la Reine
, l'hotel dove passeremo le prossime due notti; il relais è una costruzione in pietra  che sorge in mezzo al nulla, ottimo standard, camere ampie e funzionali, piacevole piscina e buone portate a tavola anche se, per la prima sera, avevamo già deciso di far visita alla pizzeria Libertà di Ranohira, gestita dall'italianissimo Luigi: la pizza è ottima, non perdetevela, ma telefonate prima di andare (tel. 0347669963) per dargli tempo di preparare l'impasto.
Passiamo il pomeriggio in una breve passeggiata nei dintorni in attesa di essere accompagnati in luogo molto famoso e caratteristico: la finestra dell'Isalo
, un promontorio che culmina in un arco naturale dal quale al tramonto si godono magnifici panorami sulla piana sottostante e sui rilievi dai colori cangianti. Anche lo scatto fotografico con il sole che si affaccia dalla finestra è d'obbligo.  
Il giorno seguente una guida del parco ci accompagna per i sentieri dell'Isalo, un parco spettacolare per i colori e le formazioni rocciose, caratterizzato da montagne la cui erosione ha donato forme e colori di un piccolo Grand Canyon. Dopo le prime ore della mattina il caldo comicia a farsi sentire, la temperatura è alta e sfiora i 40°, ogni tanto mitigati da una leggera brezza e da soste sotto le rare ombre di questo contesto secco e desertico. Il primo incontro è con una famiglia di lemuri catta che ci seguono curiosi per un breve tratto prima di inerpicarsi su per le aspre pareti; proseguendo si arriva ad un luogo di sepoltura (tutto il parco è area sacra) di una delle tribù nomadi: una bara di lamiera con incastonate decine di monete, segno dell'alto lignaggio del defunto. Proseguendo, si ha modo di ammirare le strane forme modellate dall'erosione, una su tutte spicca ed è nota come la Reine de l'Isalo
: sembra proprio il busto e la corona di un'austera regina che vigila sul suo territorio! La guida ci indica, senza successo, un arbusto invitandoci a cercare l'intruso. Mimetici e invisibili: sono gli insetti stecco, solo un'occhio allenato che sa cosa cercare riesce ad individuarli in qunato perfettamente mimetizzati per forma e colore con i rami dell'arbusto sul quale si trovano. Il cammino prosegue fra zampa d'elefante  (una sorta di baobab in miniatura) con i loro fiori gialli che "stonano" nel contesto arido e brullo fra distese di erba secca e pietrame sotto il quale è facile trovare neri scorpioni velenosi. Ma le sorprese non sono finite: siamo arrivati alla Piscine Naturelle, una piccola oasi verde, incastonata in una gola,  con una rinfrescante piscina naturale nella quale tuffarsi per riprendere un pò di tempra. Riprendiamo il cammino per attraversale una assolata piana arida, dopo circa un'ora di sole dardeggiante e un sentiero che ora si inerpica sulle pendici delle montagne circostanti, arriviamo in una fitta boscaglia dove, nella zona campeggio appositamente allestita, ci attende il pranzo (con succulente bistecche di zebù alla griglia) preparato dal personale del parco. Sosta ristoratrice, ormai necessaria, movimentata dall'arrivo dei lemuri ladroni: sfacciati e coraggiosi,  si avventurano sulle tavolate in pietra incuranti delle persone: o noi o loro, vanno allontanati altrimenti il pasto si assottiglia!
Da qui, nel pomeriggio, ci inoltriamo per un sentiero verdeggiante e ombreggiato (siamo ora in una gola dove scorre un torrentello dalle acque trasparenti) che porta in circa un'ora a due ulteriori luoghi idilliaci: una piccola gola, dalle cui pareti muschiate cadono piccole cascate d'acqua nel sottostante laghetto e una piscinetta nella quale è possibile rinfrescarsi prima di riprendere la strada per il ritorno.Che dire, il tracciato della giornata non sarebbe così impegnativo se non fosse per il caldo e per il riverbero delle rocce; ma sono una decina di km.  che si percorrono con scenari che cambiano continuamente: i colori delle rocce, le gole dei canyon, i panorami sulle alture, le oasi verdi..... Stanchi ma soddisfatti.

Toliara.

E' questa l'ultima tappa, prima del riposo al mare. Lasciato il Relais della Reine, il paesaggio sostanzialmente non cambierà nei prossimi 240 km., tale è la distanza da Tulear, per i quali occorre preventivare almeno 4 ore se si vuole guidare in sicurezza e comunque consentendo rapide occhiate sui territori attraversati. Un paesaggio che ripete le caratteristiche della tappa precedente, siamo nella zona della foresta spinosa con i primi baobab, piane aride, distese di erba secca e arbusti intervallati da aree sabbiose, rettilinei stradali a perdita d'occhio, villaggi e piccoli agglomerati di abitazioni che sorgono lungo l'arteria e obbligano ad andature caute. Lungo il percorso, sosta a Ilakaka
per visitare la più grande miniera di zaffiri al mondo, ma non aspettatevi foreste di nastrti trasportatori, ruspe e torri di perforazione. Qui tutto è rimasto agli albori, si scava alla vecchia maniera, a pala e piccone in squadre organizzate e sincronizzate. SI inizia con un piccolo pozzo di "assaggio", largo il necessario per calare una persona, profondo una trentina di metri. Se nello scavo si individuano elementi che possono far pensare a giacimenti diamantiferi, allora si mettono all'opera le squadre che, con un percorso diagonale dalla superficie, aprono la via della miniera a suon di badile, piccone e secchio. Se acqusitate zaffiri del Madagascar, pensate a come vengono estratti......
L'ultima notte, prima del soggiorno marino, la passeremo al Longo Hotel Arcobaleno
(gestito da Davide, altro italiano trapiantato in Madagascar), bed & breakfast con camere semplici ma pulite e ordinate.
Toliara è una città polverosa e fatiscente, con alcuni edifici eredità del colonialismo e pullulante di pousse-pousse, che non offre particolari motivi per dedicarci una sosta; sostanzialmente è località di transito per gli hotel e resort della costa sud e porto commerciale. Da questo porto, ci siamo imbarcati con destinazione Anakao con l'aiuto (complice la mattutina bassa marea) di un trasporto alquanto singolare, avventuroso ma divertente: un traballante carro di legno trainato da una coppia di zebù che per circa un km ci ha scarrozzato fino all'ormeggio dell'imbarcazione! Il trasferimento è durato circa un'ora a bordo di uno scafo in resina, mosso da 250CV., della Anakao Transfert
che occorre prenotare per tempo in quanto giornalmente effettua solo una corsa di andata e una di ritorno, può portare al massimo una ventina di persone e serve tutti gli hotel della costa di Anakao.

Anakao.

Definirla località turistica può trarre in inganno. Si tratta di un villaggio di pescatori (l'entroterra non offre nulla) dell'etnia Vezo che sorge lungo un bellissimo tratto di costa sabbiosa con un mare turchese trasparentissimo. Serenità, semplicità, quiete sono gli aggettivi più indicati per descrivere questa località a fianco della quale sono nel tempo stati costruiti, ben amalgamati con il contesto, diversi resort e hotel. I locali traggono sostentamento da ciò che offre il mare, che quotidianamente solcano con le caratteristiche piroghe a vela,  e solo marginalmente da piccoli allevamenti a livello famigliare di pollame e qualche maiale che capita spesso di incontrare sulla spiaggia mentre pascola libero!  Qui manca l'acqua corrente, non c'è un sistema fognario, non c'è rete elettrica, non ci sono strade ma solo sentieri nella sabbia e nemmeno le vie hanno un nome: ma che importa, si conoscono tutti ...... A tutte queste carenze, i lodges hanno rimediato come meglio hanno potuto: pannelli solari o generatore (ma solo poche ore al giorno!), il carburante?  Viene portato con taniche dalla "vicina" Toliara quindi prezioso e poco usato. Acqua potabile? assolutamente no, si fa uso di acqua leggermente salmastra faticosamente attinta a braccia da una polla sotteranea poco lontana. Ci si lava attingendo l'acqua da barili o, in alcuni casi, con docce alimentate da acqua a caduta dal contenitore esterno che quotidianamente viene rabboccato dal personale di servizio: acqua calda? scordatevela. Ugualmene per i servizi igienici, scordatevi lo sciaquone: fate ciò che dovete fare e poi svuotate un secchio d'acqua nella tazza. Null'altro.  Ovviamente non ci sono banche e nemmeno bancomat.
Ed è così per tutti i resort della costa, se si esclude l'unico lodge di lusso che pratica peraltro tariffe carissime anche per un europeo. La nostra scelta è caduta sull'hotel Peter Pan
gestito da un eclettico,  anticonvenzionale, creativo Dario, italiano giramondo che, per il momento, si è fermato in questo angolo sperduto. Così come gli alloggi, in muratura e con tetto in paglia, sono spartani e arredati in modo essenziale, si può definire sontuosa e ricca di sapori la cucina: una sapiente amalgama di tradizioni italiane fuse con fantasia a quelle malgasce.  Questo è uno dei punti forti che può far decidere per questa soluzione, ma anche l'atmosfera che si crea alla sera, dopo cena, quando in questo locale si ritrovano turisti e alcuni locali: ti trovi coinvolto a discutere di tutto e del contrario di tutto, mentre sorseggi uno degli abbondanti cocktail nati dalla fantasia di Dario. E se non ti va, puoi sempre rilassarti sui lettini in spiaggia sotto un cielo talmente stellato da sembrare dipinto a mano.
Come si passa il tempo ad Anakao? oziando in spiaggia, percorrendo a piedi la chilometrica e bella spiaggia, tuffandosi nelle trasparenti acque, facendosi accompagnare alle vicine Nosy Satrana
e Nosy Ve, due isolette disabitate sulle quali passare una giornata alla Robinson Crusoè.  Ma c'è un'altra coppia di italiani che vorrei farvi conoscere: sono Andrea e Nicoletta del diving Il Camaleonte Anakao, situato a pochi metri dal Peter Pan. Simpatica coppia  con la quale si famigliarizza all'istante,  pronti a organizzarvi escursioni in barca e, ovviamente, ad accompagnarvi in immersione nelle trasparentissime acque malgasce dove incontrerete tantissime specie di fauna tropicale, oppure in emozionanti voli in kite surf.

Ci sarebbe tanto altro da dire per descrivere questa isola, forse gli scatti che ho raccolto nella photogallery potrà contribuire a completarvi questo ideale viaggio.



 
 
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