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LA CROCIERA SUBACQUEA IN SUDAN

AFRICA > Sudan
 
 
 
 
 
 
 
 



Nel profondo blu.

L'offuscata  luce della luna era resa ancora più debole dal chiarore giallognolo dei potenti fari notturni che quasi illuminavano a giorno l'ampia area portuale di Port Sudan. Nonostante fosse ormai mezzanotte, l'attività nel porto si svolgeva a pieno ritmo; lo si capiva dalle piccole sagome nere dei portuali che si muovevano come formiche lungo le arrugginite murate di alcuni mercantili ormeggiati e dal fragore dei containers che, scaricati da potenti gru,  ondeggiando mollemente cozzavano contro pile di altri containers prima di esservi adagiati con precisione  da esperti manovratori.  
Nella semiombra, ai margini del cono di luce di uno di questi potenti fasci di luce irreale, si stagliavano le sagome di altre imbarcazioni. Erano cinque, forse sei, golette e motonavi ordinatamente ormeggiate, quasi fossero in parata ad accogliere con gli onori chi le avrebbe da lì a poco occupate, anche se per un breve scampolo di tempo. Le luci di bordo brillavano rimbalzando fra gli scafi, resi lucidi dalla leggera pioggia che già ci aveva accompagnato per tutto il tragitto, e disegnando chiglie danzanti sulle calme acque nere.

A bordo del Felicidad II^
tutto è all'insegna della semplicità  funzionale, non c'è alcun orpello inutile ma tutto quanto necessita per la buona riuscita della crociera. Nei giorni seguenti avremmo avuto modo di apprezzare la validità dell'equipaggio, la fantasia e le sapienti mani del cuoco, la preparazione delle guide mai arroccate su atteggiamenti di eccessiva disciplina anzi, disponibili e pazienti anche con chi cazzeggia con la fotosub. Gli spazi comuni sono il pezzo forte della Felicidad II^, l'ampio e confortevole ponte superiore vero "buen retiro"  di ogni momento della giornata, sia esso il dopo immersione, un semplice bagno solare o riposo all'ombra, il pasto in compagnia, il breafing, ma anche della notte.  E sarà proprio l'upper deck che sostituirà la cabina per questa prima notte, complice l'afoso clima seguito alla leggera pioggia della prima sera. Prima notte alla quale ne seguiranno altre, sotto una volta celeste incredibilmente luminosa, dove ci si addormenta respirando il sapore dell'infinito avvolti nella coperta del silenzio assoluto.

Alle prime luci del giorno seguente la motonave è già in pieno fermento; l'equipaggio si muove autonomo con manovre dettate dall'esperienza, i motori borbottano scaldando gli ingranaggi che da lì a poco muoveranno con forza le potenti eliche per la prima delle destinazioni previste: il reef di Sha'ab Rumi
sui cui bassi fondali giacciono i resti delle strutture volute da Jacques Cousteau, il centro di ricerca della missione Precontinente II per lo studio della vita sottomarina. Dalle distese di sabbia bianca interrotta da patate di formazioni coralline riccamente variopinte, emergono i resti di quello che era l'hangar o meglio il garage dove erano ricoverati i mezzi da lavoro e trasporto subacqueo. In un ambiente di trasparenze, brulica la vita sottomarina con esplosioni di colori e affollamenti di fauna, pappagalli, farfalla, trigoni..... una varietà e quantità che distoglie l'attenzione dai tempi di immersione, fortunatamente ampi considerata la bassa profondità. Poco più scostato si erge il corpo principale dove gli uomini di Cousteau passarono settimane intenti nelle osservazioni; una semisfera di circa 5-6  metri di diametro sorretta da piedi metallici che la fanno somigliare all'astronave disegnata dai bimbi; ci insinuiamo all'interno, dove la vista dagli angusti oblò può dare una parvenza della visione che gli acquanauti avevano del mondo esterno. Più in fondo, seguendo il profilo del reef che sprofonda, altri resti, gabbie di protezione dagli squali delle quali è rimasto ben poco.

Ancor più magiche e appaganti le due immersioni notturne con i cacciatori in azione, mentre i pappagallo riposano negli anfratti protetti dalla diafana barriera protettiva, da loro stessi eretta a difesa con il proprio muco.
Le successive immersioni alla punta sud di Sha'ab Rumi
richiedono più impegno rispetto a Precontinente II; ci si tuffa ridossati alla parete che scende per una quindicina di metri in completo assetto negativo per contrastare la corrente e ritrovarci sul fondo ancora uniti in gruppo. Dopo l'usuale check, si pinneggia con discreto vigore contro corrente con meta il ciglio del pianoro dove, sospesi nel blu con decine di metri d'acqua sotto di noi, stazioneremo in attesa dell'incontro clou della crociera, i grigi e i martello. Purtroppo la  profondità di circa 30 metri non ci consente di sostare come vorremmo; nel veloce scorrere del tempo a disposizione riusciamo appena ad avvistare una sentinella di squalo martello che fra il curioso e il diffidente ci osserva, ci punta, per poi dissolversi nel blu.  Al ritorno, veleggiando in corrente veniamo ricompensati da banchi di garangidi e barracuda che sfilano compatti per nulla infastiditi dalla nostra presenza e da alcuni squali grigi di grossa taglia che placidamente ci incrociano. Sarà nella successiva immersione dove l'incontro sarà più ravvicinato ed appagante. Ritrovata la  parete di inizio immersione, consumiamo la residua aria a setacciare gli anfratti e gli spuntoni ricchissimi di flora e di vita marina mentre i raggi del sole creano effetti scenici di grande impatto. Sicuramente una parete di grande attrattività!
Di minore impatto lo scenario di immersione sulla punta nord: immersione in parete ma con poca presenza di pesce di barriera e pressochè assente il pelagico.  Solo quando eravamo ormai alla fine dell'aria proseguendo la pinneggiata  notiamo una profonda spaccatura che forse avrebbe ripagato l'intera immersione, ma ormai non c'era possibilità di rimanere ulteriormente laggiù.

La Felicidad II^ ha quindi rivolto la prua in direzione del relitto dell'Umbria
, a Wingate reef poco distante da Port Sudan, al quale dedicheremo quattro immersioni,  equamente suddivise fra notturne e diurne. Questo relitto non ci si stancherebbe mai di visitarlo e penetrarlo; di giorno come di notte è in grado di offrire sempre nuove emozioni e suscitare forti attenzioni e curiosità.  Autoaffondatosi nel 1940 per sfuggire al nemico inglese, pressochè integro e con il suo carico militare e civile ancora stivato e ben visibile,  giace adagiato sul lato sinistro su un fondale di 30 metri. All'interno, pressochè tutto è come allora, come se la patina del tempo che avvolge ogni cosa del relitto l'avesse nel contempo protetta. Si penetra in fila indiana, a tratti si passa con cautela e qualche difficoltà negli stretti passaggi, fra decenni di depositi e detriti che si alzano ad ogni, ancorchè cauto, colpo di pinna. I fasci di luce delle torce perforano l'oscurità ventrale del relitto e illuminano i banchi da lavoro dei meccanici di bordo, le ampie cucine con i forni ancora perfettamente visibili, la sala macchine e la stiva dove giacciono i resti di tre Fiat Balilla.....

Dopo la penetrazione nelle viscere del relitto, il giorno successivo lo passiamo nelle stive più esterne e di facile accesso, nel salone ufficiali, nella sala mensa, attraversando corridoi dalla lunga teoria di cabine una volta abitate.  Il tempo sembra si sia magicamente sospeso  e la mente corre a settanta anni prima quando la nave era ancora in pieno fermento.  Lascio che siano le foto a tentare di descrivere l'atmosfera che aleggia all'interno dell'Umbria.

Lasciato a malincuore il relitto, navighiamo ora verso nord mentre la vita a bordo scorre in piena armonia, complice anche un gruppo affiatato e per il quale la convivenza nei ristretti spazi della motonave è solo questione di vita quotidiana.
Sanganeb
 è l'ultima meta del nostro viaggio. Un isolotto sul quale sorge il faro costruito dagli inglesi alla fine degli anni '30 e dalla cui sommità (dopo una salita di 300 gradini) si gode una vista spettacolare sulle due lagune: una prima piscina color smeraldo sulla quale, da un lato, si protende la passerella che termina dove inizia l'azzurro intenso della seconda laguna. Ed è qui che il Felidicad II^ ormeggia per l'ultima notte sudanese.

Ogni immersione stimola nuove emozioni; si pinneggia lungo la parete variopinta e punteggiata da bellissime gorgonie, alcionarie, lion fish, pappagalli, pesce palla, numerosi  balestra dalle diverse fatture e colorazioni, per finire in un numeroso branco di buffalo fish (il pappagallo cornuto)  che quasi ci fanno dimenticare l'avvistamento di due squali grigi solitari nel blu.  L'ultima immagine nella mente e l'augurio di un arrivederci ci viene infine consegnato da un nutrito branco di giovani barracuda che compatti e composti sfilano davanti a noi.

La motonave ha rivolto la prua a sud, in direzione Port Sudan. Ci godiamo l'ultimo scampolo di sole distesi sul ponte superiore: gli occhi sono chiusi ma non c'è stanchezza, stiamo solo rivedendo il film delle mille emozioni mentre le nostre simpatiche guide si...... "concentrano" sulla programmazione del prossimo gruppo che prenderà possesso, ahinoi, delle nostre cabine.

 
 
 
 
 
 
 
 
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