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POLINESIA FRANCESE - RANGIROA

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Quarantacinque minuti di volo a nord  di Fakarava si  trova l'atollo fratello di Rangiroa, per gli amici semplicemente Rangi. Fratello maggiore? Fratello minore? E' una bella sfida.

E' più grande, il secondo al mondo per estensione, è però più popolato (3.000 abitanti), più "civile" e turistico , ha la stessa incomparabile bellezza dei fondali marini e i luoghi sono altrettanto incantati con colori dallo smeraldo al turchese.

L'alloggio scelto si trova ai bordi della passe di Tiputa, la pension Teina et Marie
; piccola struttura dotata di 4 bungalow, gestione strettamente famigliare con le consuete affabilità e disponibilità che abbiamo imparato ad apprezzare.  Cucina  locale al 100%, fantasie di pesce crudo nelle più disparate preparazioni, completano una scelta sicuramente positiva anche se complessivamente superata dalla pension Vekeveke di Fakarava.

Anche a Rangiroa la natura fa la gara con sè stessa per esprimersi nella miglior forma possibile, la laguna ha gli ormai ...... consueti colori pastellati di smeraldo, gradatamente cangianti fino al turchese delle maggiori profondità. Vegetazione forse un pò più rigogliosa e sempre fiori, tanti tantissimi fiori, sia spontanei sia elemento di culto e cura nei giardini di ogni casa dei villaggi di Avatoru e Tiputa . La larghezza della striscia corallina dell'atollo è maggiore, non c'è la magia di Fakarava con il silenzio della laguna incorniciato dallo sfondo del brontolio oceanico.

Puntuali come sempre, siamo prelevati all'aeroporto dal pickup del titolare e dopo un breve trasferimento, che ci consente una prima rapida occhiata ai luoghi,  arriviamo alla pension poco prima del calare del sole. La nostra sistemazione è ancora una volta in riva al mare ma senza spiaggia;  una  balconata in legno per chi vuole prendere il sole, una facile discesa in laguna per alternare l'ozio con il nuoto.

Questo soggiorno  dal punto di vista climatico è stato il meno favorevole di tutta la vacanza: poche le ore di sole, un paio di rovesci anche consistenti. Ciò non ci ha impedito di approfondire la conoscenza dell'atollo, si alternano le immersioni (effettuate con l'organizzato diving the 6 Passenger
, struttura molto valida gestita da un italiano) a interessanti escursioni.

La prima uscita  è stata all'Ile aux recifs
che raggiungiamo dopo circa un'ora di navigazione su un mare abbastanza mosso.  E' un angolo perduto dell'anello corallino, totalmente disabitato, caratterizzato da strane formazioni - circondate dalle solite acque cristalline e basse - che ricordano il consolidamento improvviso della lava a contatto dell'acqua, ma non è di questo che si tratta. Sono affioramenti corallini dell'altezza di circa un paio di metri che l'opera congiunta del tempo, dell'acqua e del vento  ha modellato in strane sagome puntute e pressochè impossibili da percorrere, oltre che pericolose in quanto taglienti. Piacevolissimi i bagni in queste pozze d'acqua come impressionante è stato l'impatto visivo e acustico con il vicinissimo e tumultuoso oceano. Pranzo da favola, preparato sul momento dai locali che ci accompagnavano, con pesce crudo e alla griglia dai sapori mai conosciuti (pescato la medesima mattina durante il trasferimento!); all'insegna del "nulla si butta ma servono anche gli scarti", a fine pranzo le guide ci invitano a trasferirci sulla riva al mare della laguna: sul momento non capiamo, ma dopo poco che il mare ha ricevuto gli scarti, notiamo un branco di squaletti  pinna gialla che si avventa con ingordigia. Invitati dalle guide, scendiamo in acqua  per osservare meglio questo affollato banchetto, c'è anche chi tenta ingenuamente di afferrare qualche pinnuto ma l'esito appare fin da subito scontato. Si torna alla base mentre il mare rinforza ulteriormente e rende disagevole il viaggio.

   L'escursione al Lagon bleu
(la laguna blu, in parte orlata da un palmeto quando c'è la bassa marea è una piscina naturale nella laguna), il cui nome descrive il profondo blu che caratterizza le sue acque, parte sotto i migliori auspici ma dopo un'ora di navigazione  un cielo denso di nuvole, accompagnato da un vento che si è nel frattempo rinforzato, appiattisce la cromaticità del mare sminuendone la vista.  Immaginando quanto dovrebbe essere bella questa laguna, non rimane molto da descrivere, oltre al totale silenzio dei luoghi, se non il nutrito branco di squaletti che freneticamente girano intorno ad una vicina imbarcazione dalla quale vengono gettati avanzi di cibo. Al ritorno, nel pomeriggio, la sosta all'acquarium si rivela come la più straordinaria  sorpresa di questi giorni. L'acquarium altro non è che una zona di mare all'interno della laguna e prospiciente il faro segnalatore di una secca che si trova in faccia alla passe di Tiputa: sotto un sole ormai basso all'orizzonte e che si è a fatica ricavato un'apertura nel cielo carico, una quantità incredibile di pesce delle più diverse taglie e colori: il tempo per un tuffo c'è ancora e allora via! Dalla barca lanciano residui di cibo, come se non bastasse l'affollamento che non accenna a diminuire nonostante la nostra presenza in acqua, un gran ribollire e si fatica quasi a nuotare mentre i pesci ti urtano, ti strisciano, ti sopravanzano.....  ti mordono. Sì perchè, al furbetto di turno prende la brillante idea di sfamare direttamente dalla propria mano: ed è così che si prende un'azzannata da un "size XL" con tanto di stilla di sangue e imprecazione. Che scena, sembrava la gag del Fantozzi dei tempi migliori!       

  Una visita al vicino villaggio di Tiputa (situato sull'altro lato della passe, è agevolmente raggiungibile con uno dei tanti taxi boat che  svolgono servizio fra i due villaggi) conclude il nostro soggiorno a Rangiroa. Rispetto a Avatoru è decisamente meno turistico e molto più tranquillo, abitazioni nel complesso qualitativamente migliori e rese ancora più accattivanti dalle varie fioriture che le adornano.  Non occorre molto per girarlo tutto e in meno di un'ora ci ritroviamo al molo d'imbarco dove è già pronto per un nuovo viaggio il taxi boat.  

   Di questo ulteriore piacevole soggiorno rimane anche da ricordare l'esibizione dei delfini nella passe di Tiputa: puntuali ogni pomeriggio alle 17, quando la marea entrante è al culmine  e crea onde e creste tumultuose, si divertono con repentini salti su e giù per l'apertura come attori in scena.   



 
 
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