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NAMIBIA: dalle Tiras Mountrains al Sossusvlei

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Oggi è il settimo giorno di permanenza namibiana, appuntamento che avevamo atteso a lungo per il previsto incontro con le mitiche dune del Sossusvlei
. Tuttavia, l'impazienza è scesa in secondo ordine perchè tutto quanto visto finora ci ha quasi (ma solo quasi) fatto dimenticare i contenuti della destinazione odierna; assai lusinghiera questa prima parte di viaggio.

Partenza, come al solito, di buon'ora per il secondo tempo del film sulle Tiras Mountain. Ripercorriamo le emozioni del giorno precedente, mentre una grigia cresta montuosa si profila sempre più distintamente all'orizzonte finchè ne siamo completamente immersi: pietrisco e rocce ovunque, sarà per il ricordo del tracciato appena percorso, ma in effetti non è particolarmente attrattivo, questo paesaggio non ci colpisce a fondo per quanto le piane, ora grigie e sassose poi rossastre macchiate di veld e le pendici rocciose e austere delle circostanti montagne formino un bel connubio di colori con il blu intenso del cielo e le silhouettes di solitarie Aloe dichotome che svettano sulle pendici dal profilo lineare.

Arriviamo nel primo pomeriggio, sotto un sole cocente, a Sesriem; formalità di ingresso al parco assolte, ci dirigiamo al Sossus Dune Lodge
. Il resort appartiene a una catena (Namibia Wildlife Resorts) di proprietà statale, dislocato in area appartata ad alcuni km dai cancelli del parco, è l'esatta fotografia degli overwater dei mari esotici: due ali di passatoie in legno, ad un'altezza di circa 2 metri da terra, che congiungono una decina di bungalows per parte, anche loro sospesi su palafitte. Pareti in simil-cartone e tetti in cannette intrecciate, è in totale armonia con il paesaggio. Gli interni sono molto belli e l'affaccio sulla piana desertica sassosa è piacevole. Alcune tracce del tempo sugli arredi e negli ambienti interni nulla tolgono alla gradevolezza complessiva. Qualche pecca in più sul servizio, l'impressione è che si senta la mancanza della proprietà privata sul personale e sulla gestione delle aree comuni. La cucina è comunque tutto sommato gradevole anche qui.

Il Sossusvlei, parte meridionale del deserto del Namib, è un immenso pan sovrastato da dune la cui colorazione rossastra deriva, come in altre zone della Namibia, dalla presenza nella sabbia di minerali ferrosi ossidati.
Trovandoci all'interno del parco, abbiamo ancora diverse ore a disposizione rispetto ai turisti che alloggiano all'esterno, quindi, come da piano decidiamo di prendere un primo assaggio delle dune rosse con la trasferta alla duna 45
(il nome non è un caso, 45 sono esattamente i km da percorrere per arrivarci ed è la numerazione usata anche per altre dune) per seguire il tramonto del sole. Arrivarci è agevole, il nastro asfaltato e pressochè rettilineo. La salita alla sommità della duna è ovviamente abbastanza faticoso, posto che i piedi sprofondano nella sabbia soffice (impareremo ben presto che l'ideale è camminare il più possibile sul crinale) e il calore della giornata l'ha resa ancora più cedevole.
Già al vederla così, dal basso, incute rispetto e attrazione allo stesso tempo, un'altezza di 170 metri di sabbia rossa, soffice e striata dal vento: chi lo direbbe che ha 5 milioni di anni? Saliamo con frequenti soste, sia per rifiatare sia per non perderci nemmeno un fotogramma dello spettacolo che si sta aprendo intorno, con il sole che cala progressivamente all'orizzonte; i raggi radenti creano giochi di forme con ombre proiettate sulle dune vicine e lontane che si stagliano nettamente dal rosso infiammato che ha assunto il deserto. Alcune dune minori sono allineate in modo quasi geometrico, come fossero modellate da una gigantesca mano, sull'altro lato della piana un auto in corsa sull'asfalto assume le dimensioni di un modellino radiocomandato al cospetto delle alte dune che sembrano scrutarla con sufficienza.   
Sotto di noi, i residui salini dell'evaporazione, dopo la breve stagione di piogge, maculano di bianco il vasto tavoliere dal quale spuntano secchi tronchi spezzati protesi verso l'alto, quasi a cercare una fonte di vita. Il sole ha quasi completato il suo arco quotidiano e le vallate si fanno cupe mentre la sabbia vira su colori intensi e ancor più saturi; il globo lunare, quasi ancora nella sua interezza, si staglia ormai nitido e alto in cielo, quasi venisse in soccorso della luce diurna che ormai si è dissolta. Arricchiti e soddisfatti di questa esperienza, ci mettiamo in viaggio per il ritorno al lodge per la cena.

La mattina successiva la sveglia è letteralmente antelucana, alle 4.30: vogliamo vedere sorgere il sole dal Big Daddy
che con i suoi 325 metri è la più alta duna del Sossusvlei. Percorriamo l'intero itinerario asfaltato e, dopo aver ridotto la pressione alle gomme, la pista di 5 km. (idonea solo ai veicoli 4x4)  che porta nelle prossimità del Big Daddy mentre il cielo è già schiarito quasi completamente. La salita è sempre faticosa ma la sabbia, complice la bassa temperatura notturna, è più compatta di ieri e questo in piccola parte agevola l'impegno. Vediamo sull'alto crinale alcune piccole formiche in fila indiana: sono altri turisti che ci hanno preceduto, ma poco importa. La sabbia è dorata, i contorni delle dune più morbidi e gentili per certi aspetti, la calda luce del mattino modella le dune come un sapiente vetraio che esegue le sue opere.  Tutto è più pastellato e tenue, le ombre sembrano quasi chiedere scusa mentre si ritirano progressivamente al crescere del sole;  l'anello di dune contorna un ampio pan punteggiato di tronchi e rami. Ci sediamo e lasciamo che la vista e la mente corrano senza briglie a 360 gradi. Non è un miraggio, è "solo" il Sossusvlei sotto la luce del mattino.
Sono le 11 del mattino e la temperatura comincia a essere alta (sapremo poi che quel giorno si sono toccati i 40°), scendiamo attraversando il pan secco e salato incamminandoci a malincuore sulla via del ritorno. Nel tardo pomeriggio, chiudiamo la giornata con un giro nel Sesriem Canyon
, a brevissima distanza dal nostro lodge. E' una stretta spaccatura lunga circa 1 km., profonda in alcuni punti anche 30 metri, causata dall'azione in circa 15 milioni di anni dalle acque del fiume Tsauchab, secco gran parte dell'anno. Piacevole, caratteristico e con scorci fotografici interessanti.

Soggiorno impegnativo, questo nel Sossusvlei, per il secondo giorno consecutivo la sveglia è nel buio completo della notte: oggi si va a vedere l'alba dall'alto, si viaggia in mongolfiera, escursione prenotata da tempo dall'Italia. Puntuale, alle ore 5 l'incontro con la jeep di Namib Sky Balloon Safaris
 che in circa mezz'ora di viaggio ci porta al luogo di partenza delle mongolfiere che sorvoleranno i margini del Sossusvlei. Non ci sarà sorvolo all'interno del deserto, come ci viene spiegato nel dettagliato briefing, per ragioni di sicurezza: un eventuale atterraggio forzato non potrebbe trovare assistenza dai mezzi stradali, impossibilitati a procedere sulle sabbie delle ripide dune. La delusione iniziale svanisce tuttavia rapidamente man mano che si prende quota, in contemporanea con il sole che fa capolino dalle lontane creste montuose. Si vola in un silenzio religioso rispettato da tutti, quasi a non voler interferire con le magie sottostanti e tutto intorno a noi, le piste sono venature chiare che si perdono all'orizzonte, il nastro asfaltato che avevamo percorso nei due giorni precedenti è una ferita scura nel colore dorato del sottostante deserto. Scenari da favola e indimenticabili che, ma solo in piccola parte, potrete vedere nel filmato presente nella photogallery.
Il tempo scorre veloce, troppo veloce, con precisione assoluta si atterra in un'area dove il personale ha già predisposto un'abbondante colazione con tutto quanto si possa immaginare e chiedere, brindisi con bollicine compreso. Nel complesso, è stata un'esperienza memorabile.

Ma è già ora di pensare alla prossima destinazione: sono le 10.30, in perfetta tabella di marcia, ritornati al lodge partiamo in direzione di Swakopmund.

 
 
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