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NAMIBIA: i luoghi da Fish River Canyon a Luderitz

AFRICA > Namibia > Descrizione luoghi
 
 


L'alba del quarto giorno namibiano è sorta da poco quando ci incamminiamo per tornare al view point del giorno precedente.  Dopo una rinfrescata alla memoria con la diversa luce del mattino - non per questo meno spettacolare -  riprendiamo l'auto per un breve ma disagevole e sassoso tratto di pista che costeggia lo strapiombo del canyon; alla fine del tracciato percorriamo il camminamento che segue il bordo del canyon per circa un km. mentre nuove e sempre emozionanti viste scorrono attorno a noi. Profonde anse perimetrate da rocce a strapiombo e da contrafforti rocciosi policromi sotto un cielo terso e luminoso. Su tutto regna il silenzio, rotto solo dal fischio del vento che rotola per la vallata e si intrufola fra gli speroni rocciosi. Seduti quasi con le gambe a penzoloni sullo strapiombo, riflettiamo sulle opera di ingegneria create della natura: impagabile.
Proseguiamo il viaggio, diretti a sud sulla C37 mentre il paesaggio è completamente roccioso e inospitale con contrafforti montuosi che sfilano ai nostri lati. La pista sbocca in seguito su una vastissima piana di rocce e sabbia, a volte grigia a volte giallastra: lontano, un solitario monte "rompe" la linea infinita dell'orizzonte ergendosi solitario e brullo; intorno è tutto silenzio, non abbiamo incrociato veicoli e nemmeno ne incroceremo per diverse decine di km.: se non fosse per l'aria tersa e tiepida, l'impressione sarebbe quella di essere esploratori in un pianeta disabitato e inospitale, ma di una bellezza magnetica.
La catena montuosa che sembrava lontana sull'orizzonte, ora sfila sul nostro lato destro mentre il deserto inospitale incombe sull'altro lato; un paio di rettilinei, alcune ampie curve e d'improvviso ci si apre alla vista un'oasi paradisiaca: è l'Orange River
che scorre placido e trasparente segnando un tortuoso confine fra la Namibia e il Sudafrica. Alcuni uccelli acquatici ci guardano incuriositi distogliendo lo sguardo attento dai bassi fondali erbosi della riva; il cielo azzurro inteso si riflette nelle acque calme e tutto intorno il verde delle piante, dell'erba. Un contrasto stucchevole, dopo l'attraversamento dell'arido deserto roccioso.
Lasciamo l'Orange River che sprofonda sottoterra protetto da una fitta vegetazione lacustre per inerpicarci verso Rosh Pina, una cittadina cresciuta e che vive grazie alla miniera di rame e zinco tuttora attiva. Moderna, silenziosa, pulita e con tanto verde ma non c'è altro di interessante; facciamo scorta di provviste per gli ormai abituali spuntini di mezzodì e dopo la pausa ristoratrice riprendiamo la via per Aus dove abbiamo prenotato al Klein Aus Vista
, un lodge con diverse tipologie di soluzioni adatte per tutti gusti. In pietra, splendidi, appartati e pionieristici nello stile: sono un pugno di chalet, situati ai piedi delle aride e rocciose Aus mountains,  distanti circa 7 km. dal corpo principale dove gli alloggi sono invece bungalows in muratura di non recentissima costruzione. Poco lontano il piccolo camping. Anche qui troviamo l'ormai abituale cortese accoglienza e una cucina piacevole.
Aus
è oggi una piccola cittadina nella quale si possono trovare, peraltro, i rifornimenti necessari ma non ha attrattive: una targa che ricorda la vecchia prigione risalente alla I^ guerra mondiale e null'altro. Ma, poco distante, a ovest in direzione di Luderitz, vi è la nota pozza di Garub: una riserva artificiale d'acqua dove i cavalli del deserto sono soliti recarsi nelle ore del tramonto. Si narra che siano i quadrupedi discendenti dalla cavalleria tedesca dei tempi della Grande Guerra, dovrebbero essere 150-200 in tutto ma, durante la nostra visita, la pozza era frequentata da due soli cavalli - dall'aspetto affaticato e smagriti -  e da alcuni oryx,  mentre in lontananza e solo con un potente binocolo abbiamo potuto individuare un gruppetto di circa una decina di 10 esemplari. La pozza, segnalata sulla strada principale, si raggiunge con un breve tragitto di circa 1 km., al termine del quale si sale in un osservatorio distante circa 200 metri dalla pozza, isolata in un contesto desertico arido e sabbioso.
Si rientra che è ormai buio, dopo la succulenta cena al ristorante interno sopraelevato del Klein Aus Vista, passiamo un pò di tempo sulla terrazza rustica per rinfrescarci la vista del cielo stellato che imperterrito ci segue da alcune notti.

Oggi, quinto giorno, ci aspetta l'oceano atlantico e la città di Luderitz che si raggiunge velocemente percorrendo la strada asfaltata da Aus.
Lungo il tragitto facciamo sosta per la visita a Kolmaskop
, città fantasma di una fiorente attività estrattiva diamantifera sorta ai primi del Novecento e chiusa definitivamente dopo cinquanta anni di estrazioni. Il villaggio si sviluppa su alcune dune di sabbia la cui coltre ha, quasi ovunque, invaso i locali dei piani bassi; dal punto di vista fotografico e scenico è una tappa magica e ricca di fascino.
L'architettura del villaggio è di matrice tedesca, parte degli interni sono tuttora conservati, arredati con i pezzi originali, e visitabili  con tour guidato. Si percepisce l'atmosfera dell'epoca, sembra quasi di essere in quel periodo, se non fosse per il folto gruppo di turisti che coprono vocianti la vista di questi ambienti; l'ambulatorio medico con i ferri chirurgici ordinatamente riposti, la palestra con la cavallina e le pedane, la sala di refrigerazione, la cucina con lo strizzapanni a rullo.....Tutto è come allora, sospeso nel tempo.  La restante parte è liberamente percorribile: si tratta di costruzioni con diverse destinazioni, da alloggi a casa privata o magazzini. La forza del deserto combinata con l'azione del tempo ha provveduto ad accumulare spessi strati di sabbia all'interno degli spogli locali, non più protetti dagli infissi di legno caduti in mille pezzi. Ma, ciò nonostante, si percepisce l'atmosfera dell'epoca e si riesce a immaginare la vita che questi coloni e/o direttori della miniera trascorrevano in questo luogo.

Ci portiamo quindi nella cittadina per prendere possesso delle camere prenotate al Luderitz Nest Hotel
, di stile moderno e cucina internazionale ma con vista fantastica dalla camera, situata a pochi metri dal sottostante mare della baia.
Luderitz
è una cittadina portuale di recente fondazione (risale alle fine del XIX^ secolo) per opera dei tedeschi e la cui impostazione architettonica coloniale è tuttora ben visibile e diffusa; conobbe il periodo di maggiore prosperità ai primi del Novecento, con la scoperta di alcuni giacimenti diamantiferi. Battuta spesso dal vento atlantico, si sviluppa, assediata dalla costa e dal deserto dello Sperrgebiet, attorno e sopra alcuni bassi rilievi che culminano in un promontorio, il Diamond Hill,  sul quale spicca - autentico punto di riferimento cittadino - la chiesa luterana di Felsenkirke principale attrazione della cittadina e risalente anch'essa ai primi del Novecento. La passeggiata per le tranquille vie cittadine ci porta a conoscere il centenario palazzo della stazione ferroviaria (via di comunicazione che ora si ferma ad Aus) , la zona portuale con il suo moderno centro commerciale e, assai interessante, la storica abitazione di Hans Goerke, direttore e comproprietario delle miniere di diamanti dell'epoca, ora monumento nazionale: tanti ambienti liberty, art nouveau perfettamente conservati.
Ma la parte più interessante è il percorso che dall'abitato porta, su una pista sabbiosa,  alla vicina penisola e, proseguendo, a Diaz Point situato 22 km fuori dell'abitato. Lungo il selvaggio e sabbioso tragitto, si incontrato diversi gruppi di fenicotteri rosa intenti ad oziare o a scandagliare gli strati sabbiosi con il lungo becco ricurvo; sulla punta spicca il faro di Luderitz e poco oltre, il ponte di legno (ora diroccato) che porta su uno sperone di roccia dalla quale si domina a perdita d'occhio la costa sud e nord. Nonostante la giornata molto ventosa (da non stare diritti) e la nebbia d'acqua polverizzata del mare in burrasca , riesco comunque ad inerpicarmi fin sulla cima dove l'occhio può spaziare in tutte le direzioni con panorami di largo respiro sulla costa rocciosa battuta da grosse onde e sull'interno offuscato dalla sabbia sollevata dal forte vento.
Poco più a sud, Guano bay
dove tuttora è possibile vedere su un isolotto  (dalla terraferma con un binocolo o con le escursioni apposite) alcune costruzioni che in epoca precedente erano destinate allo stoccaggio di guano (poi spedito in Europa) e, poco oltre, Halifax Island, un grosso scoglio ricovero di un folto branco di pinguini. Ambiente selvaggio e ostico, mare cupo e forte, sabbie desolate e solitarie. Concludiamo il giro fino alla fine della penisola alla Grosse Bucht, una lunga lingua pittoresca di sabbia sulla quale si abbattono con forza le onde atlantiche.

 
 
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