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MESSICO: DA CHICHEN ITZA' A SANTA ELENA

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Chichèn Itzà - Santa Elena (via Sotuta, Teabo, Ticul)
- 150 km.,  circa 3h.

Questo tratto stradale è l'alternativa da noi scelta per il trasferimento dal sito archeologico di Chichèn Itzà a Santa Elena, per la successiva visita al sito di Uxmal. L'altro tragitto prosegue sempre sulla carrettera federal 180 (o, volendo, in parte sull'autostrada) fino a Xocchel, dove le strade secondarie portano a Tekit per ricongiungersi, a Ticul, al percorso citato prima.

Ciò che ci ha fatto preferire questo itinerario, a pressochè parità di distanza e tempo di percorrenza, è stata l'opportunità di percorrere buona parte della Ruta de los Conventos:
è un itinerario non molto conosciuto ma che porta a contatto con i pregevoli monasteri d'epoca coloniale presenti nei paesi di Manì, Oxkutzcab, Teabo, Mama, Chumayel, Tekax e Yotholìn. Purtroppo, come abbiamo scoperto strada facendo, occorre avere diverso tempo a disposizione per apprezzare queste strutture in quanto, essendo tuttora luoghi di culto, tutti aprono solo in occasione delle celebrazioni religiose quotidiane; pertanto, più di uno o al massimo due al giorno non si riescono a visitare.     

Lasciata la statale 180 a Holta, la strada si presenta subito in condizioni ben diverse da quelle alle quali ci stavamo abituando: carreggiata più stretta e che in seguito si ridurrà ulteriormente, il fondo stradale tuttavia è ancora sufficiente e l'assenza di traffico ci consente di mantenere una ....... discreta andatura: più o meno 50km/h. di media oraria (con punte anche di "ben" 80 km/h.) a causa dei numerosi villaggi che si attraversano (topes!!! non mi stanco di ripeterlo). Si viaggia solitari, siamo quasi in mezzo al nulla, attorno a noi solo una bella vegetazione folta che si alterna a ampi spazi anche coltivati; i paesi sono essenziali anche nelle apparenze, "rurale" è un termine eccessivo, un paio di modestissimi negozi nei quali acquistare generi di uso quotidiano più comune e nulla più. Aree di rifornimento carburante non se ne incontrano e, ugualmente, non abbiamo visto traccia di punti per l'assistenza ai veicoli (o, quantomeno, se c'erano non ne avevano la parvenza).
L'eredità maya è ben presente in questa area dove è abituale vedere la popolazione abitare in cabanas
(capanne) monolocali con pareti di sterpi e fango e tetto in foglie di palma seccata e intrecciata e, all'interno, l'immancabile amaca.....  La povertà non la si percepisce: è invadente, opprimente. Ma è una povertà serena, di un popolo che appare rilassato e che non sembra sentire la mancanza di nessuno di quei servizi che il mondo civilizzato ha a disposizione e spesso sopravvaluta nell'importanza.

E' forse l'itinerario più "difficile", dove non puoi non sentirti in imbarazzo al cospetto di quelle condizioni di vita, peraltro vissute con serenità.  

 
 
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