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MESSICO: VALLADOLID E EK-BALAN

AMERICHE > Messico > Descrizione luoghi
 
 

Il viaggio alla scoperta della penisola dello Yucatan non si era aperto nel migliore dei modi; l'inconveniente al pullmino, che ci stava per proiettare in un mondo di natura rigogliosa e di vestigia archeologiche di gran fattura, ci ha fatto temere se non il peggio, quanto meno una notevole revisione dei piani.
Guasto banale, un "semplice" intasamento del filtro della benzina (causato dalla qualità non ottimale del carburante messicano) che fortunatamente si è risolto in breve tempo grazie all'intervento degli Angeles Verdes
, un servizio turistico gratuito di cui ho già accennato in altra pagina del sito.

E' così andata a monte la visita della Laguna di Rio Lagartos pianificata con cura, escursione sulla laguna compresa. Passeremo quindi la notte in un hotel - non scelto da noi  ma...... dal van azzoppato - della prima periferia di Valladolid, cittadina che scopriremo in seguito non meritare più di mezza giornata di attenzione.
La prima serata in Messico si presenta tuttavia sotto i migliori auspici: passeggiando per il centro ci imbattiamo, nella piazza principale, in un locale che attira la nostra attenzione più che altro per l'arredamento rustico e un'aria old-fashioned, quasi un locale dell'epoca rimasto chiuso per un secolo, il cui nome  Restaurante Las Campanas
richiama in tutta evidenza la chiesa di San Bernardino situata a una decina di metri. La cena si è poi rivelata un'autentica soddisfazione, per prezzo e qualità (da non mancare la grigliata di carne al queso fondido), allietata da musica locale dal vivo.    

La mattina successiva è il prmo approccio messicano con la visita di Valladolid, nell'attesa della riparazione al van.
La cittadina, attraversata dalla Carretera Federal 180 che unisce Cancun a Merida transitando nei pressi di Chichèn Itzà, si presenta ordinata e pulita e di facile orientamento (quasi tutte le strade si intersecano a 90°); il centro di attrazione è rappresentato dall'ampia piazza principale sulla quale si erge il Templo de San Bernardino,
una chiesa costruita nel XVI° secolo al cui interno sono ancora visibili e ben conservate diverse decorazioni nonchè affreschi dell'epoca. Al centro della piazza, un verde e riposante giardino, sicuramente luogo di ritrovo e di riposo nelle calde giornate estive.

Una brevissima passeggiata, per viottoli con le case dai caratteristici colori pastello, ci porta al vicino cenote Zacì:
situato in Calle 39, nel bel mezzo di un parco e circostanti abitazioni, è il luogo  di refrigerio abituale dei residenti nonchè comune meta turistica stante, appunto, l'estrema comodità. Il fatto che sia quasi completamente a cielo aperto - a differenza degli altri cenotes - lo rende particolarmente sensibile alle conseguenze delle intemperie; ciò non toglie che le sue acque siano invitanti e trasparenti e un bagno rinfrescante è assolutamente possibile oltre che consentito.

Lasciate in tarda mattinata le fresche acque del cenote, riprendiamo il nostro van, nel frattempo riportato in piena funzionalità dai solerti Angeles Verdes, per dirigerci - come da programma originario -  al vicino sito maya di Ek' Balam
distante solo 25 km. in direzione nord per la strada che porta a Rio Lagartos.  

Il sito è suggestivo, forse perchè è pressochè interamente ancora allo stato originario, con pochi segni di restauro e in parte ancora coperto dalla vegetazione, forse perchè è il primo che visitiamo (ma anche dopo la visita ai successivi siti, il giudizio verrà confermato) e con pochissimi turisti. Fra le varie costruzioni, spicca la massiccia piramide principale alta oltre 30 metri sulla quale (fatto non comune per questi siti) si può salire. E, anche se il cielo non promettte clemenza, la decisione di salire è immediata: forse esiste anche una maledizione Maya, perchè un autentico diluvio ci accoglie già a metà della scalata che comunque portiamo a compimento.  Peccato per il maltempo perchè, come ci era stato detto, da lassù avremmo anche potuto vedere Chichèn Itza, distante circa 80 km., ma la vista è impedita dalla foschia della pioggia che cade a dirotto e non ci rimane che ammirare "solamente" una foresta che si perde all'orizzonte senza interruzioni.

Giusto il tempo di ripercorrere, con estrema cautela, la ripida stretta e scivolosa gradinata e, tempo pochi minuti, il dio giaguaro del sito si calma: ma ormai è quasi l'imbrunire, dobbiamo puntare su Chichèn Itzà dove, per l'indomani, ci auguriamo di incontrare divinità più clementi.

 
 
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