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ECUADOR: VISITA ALLA LAGUNA QUILOTOA

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Essendo già informati di quanto ci avrebbe atteso, anche questa mattina la sveglia è stata caricata di buon'ora: alle 7 eravamo già in strada.

Lasciata Lacatunga, la salita a Pujili è agevole e non presenta spunti di interesse; mano a mano che ci si avvicina a Zumbahua e si sale lungo la sinuosa strada che segue le pendici dei monti, i panorami si fanno più di interesse. L'elemento comune di tutto questo tratto, fino a Quilotoa, è il terreno arido, con profonde spaccature per la sua natura friabile e con scarsissima vegetazione verde. Desolato ma avvincente, in certi luoghi ricorda - in piccolo - una nostra precedente esperienza al Grand Canyon statunitense. Anche i panorami fino a Quilotoa ricalcano queste impressioni, terre gialle, bruciate ed aride, con piccole oasi verdi qua e là.

Nell'ultimo tratto,  pochi km prima di Quilotoa, c'è la possibilità di fare ottimi acquisti di quadretti naif con scene di vita agreste andina; la particolarità di questi manufatti  è che sono dipinti su pelle di pecora essiccata e poi montati su cornici in legno. Sono un eccellente souvenir, ce ne sono di varie dimensioni e costano poco (circa $us 5-6 per un formato tipo cartolina).

Stesse proposte si possono trovare alla Laguna Quilotoa dai venditori ambulanti che propongono anche borse in fibra vegetale e maglioni di alpaca di buona fattura a prezzi irrisori (circa $us 15-20); vi devono però piacere perchè sono tutti lavorati con i classici disegni andini e sono un capo che non è certo per tutte le occasioni.

Dopo aver perso non so quanto tempo a ravanare nelle pile di maglioni alla vana ricerca di un capo dalle sembianze un pò più europee (de gustibus, se permettete!) , ci avviciniamo a quelle che è la bocca del vulcano  spento Quilotoa (siamo a 3.850 m.): sotto di noi si spalanca una visione bellissima! Un lago naturale (che si alimenta solo con l'acqua piovana) dai colori intensi e cangianti secondo la luce solare.

Volendo si può anche scendere per un sentiero molto ripido (sono 400 m. di dislivello) per arrivare alle rive del lago, addirittura attrezzate con alcune imbarcazioni tipo pattino per una piacevole escursione al centro del lago. Dicevo "volendo", perchè data l'altitudine non è una passeggiata delle più semplici, mettendo in conto che poi c'è anche da risalire. Su queste fatiche vi vengono però incontro gli ecuadoriani, in quanto è presente un servizio di noleggio muli per alleviare gli sforzi.   

Tutto intorno sono panorami veramente indimenticabili, anche se il sole oggi in pratica non si è visto, in lontananza si potrebbe anche vedere il Cotopaxi con la sua cima innevata, la nostra meta di domani.

Pranziamo qui con spesa irrisoria ($us 6 in due) in un ristorante (ma è più corretto chiamarla bettola) gestito da cordialissimi marito e moglie, scambiamo quattro chiacchiere per scoprire che lui è un pittore; ci mostra la sua stanza da lavoro con alcune opere pronte. Breve trattativa e per $us 8 un paio di genuini quadretti naif  dipinti in loco sono nostri.

Ripreso il veicolo, ci dirigiamo alla volta di Chugchilan, piccolo paese perso all'interno di questa catena montuosa. Siamo osservati come fossimo animali strani ma forse mansueti: con tanta curiosità e un pizzico di diffidenza.

Andiamo oltre e continuiamo ad ammirare i dintorni. Che scherzi fa la natura: i paesaggi sono verdi, rigogliosi di vegetazione e così rimarranno fino alla fine del tragitto. Ogni tanto ci imbattiamo in qualche isolata casupola di contadini: dubito che lo stress sia conosciuto da queste parti tanta è la serenità che trasmettono queste terre selvagge. La strada però non consente disattenzioni, è in condizioni terribili con buche, fondi sterrati e strapiombi: è meglio guardare avanti!

A Sigchos, il villaggio successivo, ci imbattiamo in quella che forse è la sagra di paese: la minuscola piazzetta è popolata da una genìa umana nei suoi variopinti abiti tradizionali, le donne con tanto di bombetta nera, candide calze, bigiotteria simil-oro al collo.  C'è chi frigge pollo, chi lo mangia seduto su una roccia, c'è chi frigge pesce e c'è chi se ne ciba appoggiato al sagrato della chiesa. Scene di festa,  di divertimento genuino e semplice. Mi viene da pensare che a tanti di noi farebbe bene un periodo di disintossicazione in queste lande.  Tento qualche scatto fotografico, con il catorcio che mi accompagna dalle Galapagos, ma vanamente: i locali non sono d'accordo e appena alzi la macchina fotografica è tutto un girarsi di spalle o un coprirsi il volto.          

Da Sigchos fino a Saquisili, si alternano "soliti"  panorami che riescono a trasmettere il senso della pace anche se i colori sono appiattiti da un cielo che è andato via via annuvolandosi sempre più. Fortunatamente non pioverà, c'è già abbastanza da pensare fra strapiombi e gole (peraltro molto fotografiche) per arrivare sani a destinazione.

Piccola deviazione per Saquisili, prima di arrivare a Lasso, quando siamo già all'imbrunire. La città non offre nulla, oggi non è giorno di mercato. Ma il nostro "mercato" l'abbiamo già visto oggi: il mercato delle emozioni  e delle sensazioni che questo giro può lasciare.   

Stanchi e impolverati ci ritroviamo sulla Panamericana, mentre poco lontano il perfetto cono del Cotopaxi si staglia scuro sullo sfondo di un cielo ormai quasi senza luce.  



 
 
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