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COSTA RICA: VISITA A MANUEL ANTONIO

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Oggi abbiamo ritirato il fuoristrada e, per noi, comincia l’avventura per il Costa Rica con destinazione il Parco Nazionale Manuel Antonio.

Partiamo con il sole e veloci nuvole bianche nel cielo. Durante il tragitto da San Josè non incontriamo molto traffico (ma al di fuori della Interamericana sarà sempre così); ciò nonostante i tempi di trasferimento non sono brevi, come già vi ho detto.

Sosta al ponte sul Rio Grande de Tarcoles, luogo a tutti noto per la abituale permanenza di un branco di coccodrilli. Sono beatamente immersi nelle acque tranquille del fiume, sembrano sonnolenti e placidi sotto il sole, ma all’arrivo di un pezzo di pane lanciato da un turista, li vedi guizzare rapidi, arrivare sulla “preda” e azzannare fulmineamente con uno scatto di mascelle. Il solo pensiero di poterne assaggiare la potenza mette i brividi…..     

Dopo questo breve diversivo, riprendiamo il cammino per la prima  vera meta, il Rain Forest Aerial Tram
. Iniziativa privata, finanziata da capitali Usa, è situata in prossimità di Jacò e consiste in un percorso a piedi, attraverso la foresta secondaria ed il giardino tropicale, ed uno aereo comodamente seduti in una specie di seggiovia da 6 posti per osservare dall’alto la foresta primaria. Siamo accompagnati da una guida naturalista che ci  illustra le origini e le caratteristiche della foresta che si sviluppa lentamente sotto di noi mentre gli occhi cercano i frequentatori dell’habitat. Avvistiamo, ma troppo lontane per essere catturate dall’obbiettivo, alcune scimmie che, ci dice la guida, essere della specie cappuccina,  mentre i tucani sembrano quasi incuriositi dalla nostra presenza; dice Sara, la guida, che siam ostati fortunati: oggi è troppo afoso e gli animali tendono a non uscire. Lezione interessante che ci aiuta a capire la vita della foresta, anche quella che si crede meno significativa. Esperienza interessante ma cara, 50 $Usa a testa! Fortunatamente la Student Card del CTS ci ha dato una mano.

Il cielo comincia ad addensarsi e, come impareremo in seguito, si prepara una fine giornata …..molto più umido.
Lasciamo il tram aereo e, dopo esserci rifocillati in una soda non lontana in compagnia di un paio di iguana, riprendiamo il cammino verso Quepos lungo una costiera che lascia interessanti scorci sulle spiagge sottostanti; dopo aver rischiato un incidente stradale con una iguana incauta, giungiamo nel tardo pomeriggio (qui per tardo pomeriggio si intendono le 17) sotto un acquazzone. Cittadina caotica con strade in pessime condizioni, offre un buon numero di sistemazioni alberghiere; seguendo le indicazioni della nostra Lonely Planet, prendiamo alloggio alla cabinas Ramace dopo una breve trattativa che ci consente di spuntare  35$Usa per una quadrupla con aria condizionata, tv, frigo, bagno e, quel che più conta, parcheggio chiuso. Dormiremo qui per 2 notti, Manuel Antonio è a pochi km. ma i prezzi sono più salati.

Sono le 19.30, diluvia ma la giornata è stata soddisfacente: è ora di andare a cena.
Non resistiamo e ci lasciamo circuire da un ristorante con cucina e gestore italiani: scelta felice ma che salasso: “ben” 17 $Usa a testa!   Intanto spiove, giusto il tempo di fare due passi e rientrare: domani la sveglia sarà mattiniera.  

Arrivati a Manuel Antonio, trovare il parco è facile: basta seguire la strada e si arriva direttamente al parcheggio (custodito). L’ingresso al parco avviene lungo un tratto di spiaggia che è interrotto da un braccio d’acqua: scarponi alla mano si guada, ma in caso di alta marea non so se sarebbe altrettanto facile.

E’ il più piccolo parco del Paese ma attira molti turisti per le bellissime spiagge orlate da foresta tropicale umida nonché per le viste sul Pacifico che si possono avere  dal promontorio.

Il primo tratto del sentiero segue la spiaggia piatta e profonda, animata da diversi turisti ed ombrelloni, per poi addentrarsi nella foresta e consegnarci subito un bell’esemplare di bradipo talmente veloce da non riuscire ad inquadrarlo e scattare la foto! Scherzi a parte, purtroppo era contro sole e il risultato modesto.

Dopo circa un paio d’ore di cammino senza vedere alcun animale, salvo i granchi rossi di terra,  arriviamo ad una bella spiaggia con un mare trasparentissimo. Siamo dibattuti fra il proseguire (ci sono diversi km. di sentieri fra i quali scegliere) o spiaggiarci. Preferiamo la seconda soluzione, complice anche l’afa che pesa come un macigno.

Il pomeriggio lo si trascorre qui, in compagnia di iguana che passeggiano per nulla intimoriti e di un nasua (in foto) che banchetta tranquillamente incurante del genere umano.

Le ore corrono veloci, teniamo d’occhio il cielo: le nuvole si stanno addensando, è ora di rientrare.



 
 
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