L'offuscata luce della luna era resa ancora
più debole dal chiarore giallognolo dei potenti fari notturni che quasi
illuminavano a giorno l'ampia area portuale di Port Sudan.
Nonostante fosse ormai mezzanotte, l'attività nel porto si svolgeva a pieno ritmo; lo si capiva dalle piccole
sagome nere dei portuali che si muovevano come formiche lungo le
arrugginite murate di alcuni mercantili ormeggiati e dal fragore dei containers che, scaricati da potenti gru, ondeggiando
mollemente cozzavano contro pile di altri containers prima di
esservi adagiati con precisione da esperti manovratori.
Nella semiombra, ai margini del cono
di luce di uno di
questi potenti fasci di luce irreale, si stagliavano le sagome di
altre imbarcazioni. Erano cinque, forse sei, golette e motonavi
ordinatamente ormeggiate, quasi fossero in parata ad accogliere con
gli onori chi le avrebbe da lì a poco occupate, anche se per un
breve scampolo di tempo. Le luci di bordo brillavano rimbalzando fra
gli scafi, resi lucidi dalla leggera pioggia che già ci aveva
accompagnato per tutto il tragitto, e disegnando chiglie danzanti
sulle calme acque nere.
A bordo del
Felicidad II^ tutto è all'insegna della semplicità
funzionale, non c'è alcun orpello inutile ma tutto quanto necessita
per la buona riuscita della crociera. Nei giorni seguenti avremmo
avuto modo di apprezzare la validità dell'equipaggio, la fantasia e le
sapienti mani del cuoco, la preparazione delle guide mai arroccate
su atteggiamenti di eccessiva disciplina anzi, disponibili e
pazienti anche con chi cazzeggia con la fotosub. Gli spazi comuni
sono il pezzo forte della Felicidad II^, l'ampio e confortevole
ponte superiore vero "buen retiro" di ogni momento
della giornata, sia esso il dopo immersione, un semplice bagno solare o
riposo all'ombra, il pasto in compagnia, il breafing, ma anche della
notte. E sarà proprio l'upper deck che sostituirà la cabina per
questa prima notte, complice l'afoso clima seguito alla leggera
pioggia della prima sera. Prima notte alla quale ne seguiranno
altre, sotto una volta celeste incredibilmente luminosa, dove ci si
addormenta respirando il sapore dell'infinito avvolti nella coperta
del silenzio assoluto.
Alle prime luci del giorno seguente la motonave è già in pieno
fermento; l'equipaggio si muove autonomo con manovre dettate
dall'esperienza, i motori borbottano scaldando gli ingranaggi
che da lì a poco muoveranno con forza le potenti eliche per la prima
delle destinazioni previste: il reef di Sha'ab Rumi sui cui
bassi fondali giacciono i resti delle strutture volute da Jacques
Cousteau, il centro di ricerca della missione Precontinente II
per lo studio della vita sottomarina. Dalle
distese di sabbia bianca interrotta da patate di formazioni
coralline riccamente variopinte, emergono i resti di quello che era l'hangar o meglio il
garage dove erano ricoverati i mezzi da lavoro e trasporto
subacqueo. In un ambiente di trasparenze, brulica la vita sottomarina con esplosioni
di colori e affollamenti di fauna, pappagalli, farfalla,
trigoni..... una varietà e quantità che distoglie l'attenzione dai
tempi di immersione, fortunatamente ampi considerata la bassa
profondità. Poco più scostato si erge il corpo principale dove gli
uomini di Cousteau passarono settimane intenti nelle osservazioni; una semisfera di circa 5-6 metri di diametro sorretta
da piedi metallici che la fanno somigliare all'astronave disegnata
dai bimbi; ci insinuiamo all'interno, dove la vista dagli angusti oblò può dare una
parvenza della visione che gli acquanauti avevano del mondo esterno.
Più in fondo, seguendo il profilo del reef che sprofonda, altri
resti, gabbie di protezione dagli squali delle quali è rimasto ben
poco.
Ancor più magiche e appaganti le due immersioni notturne con i
cacciatori in azione, mentre i pappagallo riposano negli anfratti
protetti dalla diafana barriera protettiva, da loro stessi eretta a
difesa con il proprio muco.
Le successive immersioni alla punta sud di Sha'ab Rumi richiedono più
impegno rispetto a Precontinente II; ci si tuffa ridossati alla
parete che scende per una quindicina di metri in completo assetto
negativo per contrastare la corrente e ritrovarci sul fondo ancora
uniti in gruppo. Dopo l'usuale check, si pinneggia con discreto
vigore contro corrente con meta il ciglio del pianoro dove, sospesi
nel blu con decine di metri d'acqua sotto di noi, stazioneremo in
attesa dell'incontro clou della crociera, i grigi e i martello.
Purtroppo la profondità di circa 30 metri non ci consente di
sostare come vorremmo; nel veloce scorrere del tempo a disposizione
riusciamo appena ad avvistare una sentinella di squalo martello che
fra il curioso e il diffidente ci osserva, ci punta, per poi
dissolversi nel blu. Al ritorno, veleggiando in corrente
veniamo ricompensati da banchi di garangidi e barracuda che sfilano
compatti per nulla infastiditi dalla nostra presenza e da alcuni
squali grigi di grossa taglia che placidamente ci incrociano. Sarà
nella successiva immersione dove l'incontro sarà più ravvicinato ed
appagante.
Ritrovata la parete di inizio immersione, consumiamo la
residua aria a setacciare gli anfratti e gli spuntoni ricchissimi di
flora e di vita marina mentre i raggi del sole creano effetti
scenici di grande impatto. Sicuramente una parete di grande attrattività!
Di minore impatto lo scenario di immersione sulla punta nord:
immersione in parete ma con poca presenza di pesce di barriera e
pressochè assente il pelagico. Solo quando eravamo ormai alla
fine dell'aria proseguendo la pinneggiata notiamo una profonda
spaccatura che forse avrebbe ripagato l'intera immersione, ma ormai
non c'era possibilità di rimanere ulteriormente laggiù.
La Felicidad II^ ha quindi rivolto la prua in direzione del
relitto dell'Umbria, a Wingate reef poco distante da Port Sudan,
al quale dedicheremo quattro immersioni, equamente suddivise
fra notturne e diurne. Questo relitto non ci si stancherebbe mai di
visitarlo e penetrarlo; di giorno come di notte è in grado di
offrire sempre nuove emozioni e suscitare forti attenzioni e
curiosità. Autoaffondatosi nel 1940 per sfuggire al nemico
inglese, pressochè integro e con il suo carico militare e civile
ancora stivato e ben visibile, giace adagiato sul lato
sinistro su un fondale di 30 metri. All'interno, pressochè tutto è
come allora, come se la patina del tempo che avvolge ogni cosa del
relitto l'avesse nel contempo protetta. Si penetra in fila indiana,
a tratti si passa con cautela e qualche difficoltà negli stretti
passaggi, fra decenni di
depositi e detriti che si alzano ad ogni, ancorchè cauto, colpo di
pinna. I fasci di luce delle torce perforano l'oscurità ventrale del
relitto e illuminano i banchi da lavoro dei meccanici di bordo, le
ampie cucine con i forni ancora perfettamente visibili, la sala
macchine e la stiva dove giacciono i resti di tre Fiat Balilla.....
Dopo la penetrazione nelle viscere del relitto, il giorno successivo
lo passiamo nelle stive più esterne e di facile accesso, nel salone ufficiali,
nella sala mensa,
attraversando corridoi dalla lunga teoria di cabine una volta
abitate. Il tempo sembra si sia magicamente sospeso e la
mente corre a settanta anni prima quando la nave era ancora in pieno
fermento. Lascio che siano le
foto a tentare di descrivere l'atmosfera
che aleggia all'interno dell'Umbria.
Lasciato a malincuore il relitto, navighiamo ora verso nord mentre
la vita a bordo scorre in piena armonia, complice anche un gruppo
affiatato e per il quale la convivenza nei ristretti spazi della
motonave è solo questione di vita quotidiana.
Sanganeb è l'ultima meta del nostro viaggio. Un
isolotto sul quale sorge il faro costruito dagli inglesi alla fine
degli anni '30 e dalla cui sommità (dopo una salita di 300
gradini) si gode una vista spettacolare sulle due lagune: una prima
piscina color smeraldo sulla quale, da un lato, si protende la
passerella che termina dove inizia l'azzurro intenso della seconda
laguna. Ed è qui che il Felidicad II^ ormeggia per l'ultima notte
sudanese.
Ogni
immersione stimola nuove emozioni; si pinneggia lungo la parete
variopinta e punteggiata da bellissime gorgonie, alcionarie, lion
fish, pappagalli, pesce palla, numerosi balestra dalle diverse
fatture e colorazioni, per finire in un numeroso branco di buffalo
fish (il pappagallo cornuto) che quasi ci fanno dimenticare
l'avvistamento di due squali grigi solitari nel blu. L'ultima
immagine nella mente e l'augurio di un arrivederci ci viene infine
consegnato da un nutrito branco di giovani barracuda che compatti e
composti sfilano davanti a noi.
La
motonave ha rivolto la prua a sud, in direzione Port Sudan. Ci godiamo
l'ultimo scampolo di sole distesi sul ponte superiore: gli occhi
sono chiusi ma non c'è stanchezza, stiamo solo rivedendo il film
delle mille emozioni mentre le nostre simpatiche guide si......
"concentrano" sulla programmazione del prossimo gruppo che prenderà
possesso, ahinoi, delle nostre cabine.